sabato 26 giugno 2010

UNA FAVOLA di Anna Profumo


Questa è la storia di un lungo viaggio che iniziò un giorno, ma non ancora concluso.

La ragazza aveva nella testa grandiosi sogni, nel cuore un immenso amore, nel ventre tanto spazio e ai piedi una lunga strada. Il destino la portò via dal paese di nascita per trascinarla oltre il mare, in una nuova terra dove il sole invece di sorgere sull’acqua vi tramonta.

Non sapendo bene come vi fosse giunta, ma come capita a molti, pensando di arrivare da un'altra parte scoprì ben presto la particolarità del luogo. Si trovava espressa nell'inscrizione incisa sulla pietra del palazzo principale del paese, tra un sole ed una luna stava scritto:

BENVENUTI NELLA CITTÀ DI DOLCETERRA,
QUI LA NORMALITÀ È STRANEZZA

In realtà Dolceterra sembrava un piccolo paese dove tutti si conoscono, dove vive gente cordiale e sorridente. Con quelle persone, Francesca questo era il suo nome, si sentì tra amici. La calda accoglienza solleticò in lei il buonumore e la fiducia. Arrivò a pensare, in un attimo, che tutto fosse possibile in questo bizzarro paese. Respirando forte e a fondo scoprì un caratteristico profumo: frizzante e resinoso. E mentre guardava il sole lasciare il cielo davanti se, alle sue spalle la sera si accendeva di tante piccole luci e una falce di luna.

In breve dimenticò da dove veniva e cosa e chi aveva lasciato. Incontrò persone perse e quelle mai trovate. Piovvero piogge mai piovute e splendettero soli mai sorti. Si avverò ciò che non era mai accaduto e ciò che si avverò potrebbe non essere accaduto. Certo a pensarci il luogo era bizzarro.

Posso solo dire che mi raccontò che lei era felice. Fu madre di quattro figli ma a volte di uno solo, a volte maschi a volte femmine, un giorno avevano vent'anni a volte sentiva il loro primo suono. Ognuno con personalità e carattere: ingegnosi, romantici, irosi, curiosi, vivaci o tristi ed affettuosi. Le stavano intorno come i pianeti al loro sole.
Il loro padre come loro: la mattina uscendo la stringeva e baciava un forte e rude contadino; a mezzo dì alla sua tavola si sedeva un fine ed educato signore; il pomeriggio la trascinava fuori, per mostrarle idee rivoluzionarie, un ingegnoso inventore; delle volte un dolce poeta le sussurrava parole d’amore; verso sera, sotto il pergolato, un simpatico canterino la aiutava a mettere in tavola saporiti e abbondanti piatti per la tavolata di amici e la notte un appassionato pirata la trascinava in una danza travolgente che li lasciava sfiniti tra le lenzuola.

E tutte queste normali stranezze accadevano, come accade ancor oggi, che i fiumi scorrano verso il mare.

Tutto sembrava non poter andare in modo diverso perché in modo diverso poteva sempre andare, non c'erano domande solo possibilità.

Ma un giorno, partorita dai pensieri, apparve la sua quinta figlia. Avvertì una piccola morbida mano intrufolarsi nella sua, abbassando lo sguardo vide una piccola nuova creatura che le sorrideva e con occhi intelligenti la salutava. Attraverso un bagliore emerse un fresco germoglio.
La chiamò Zoe. La piccola era leggera e trasparente, mancava di consistenza. Poi quando piangeva e chiamava mamma, Francesca la stringeva e carezzava tentando di consolarla. In poco tempo si trovava li a stringere se stessa. Disperata da quell'impotenza Francesca era afflitta.
Senza preavviso, in quello strano mondo perfetto s'era intrufolato un perché: «Perché Zoe era così?».

Intorno a questo dubbio, tutto il mondo di Dolceterra si fermò. Furono solo Francesca e la bambina per giorni, mesi.
Fino a che guardando il volto della bambina, nel suo sguardo come in uno specchio, vide se stessa bambina che domandava: «Dove andranno a finire tutte le possibili possibilità che non saranno possibili per me?». E poi: «Chi vivrà al mio posto la copia del mondo che si riflette nello specchio, e quello che si riflette nello specchio che si riflette nello specchio?».
Zoe era venuta a prenderla nel sogno in cui si era nascosta e riportarla nel mondo e alla realtà a cui doveva tornare.

Ora si sveglia in una città il cui nome non ha importanza. Una grande città in un mondo ancora più grande dove sembra non possa mai succedere nulla, ma ogni tanto qualcosa succede. Francesca è cordiale con la gente, conosce tutti.
Mi dice che ancora oggi, dopo tanti anni, non può fare meno di volgere lo sguardo al sole che sta per uscire da questo cielo, mentre alle sue spalle la sera si accende di piccole luci e di una falce di luna. Ogni tanto la incrocio all'ingresso, aspetta la giovane nipote. Mi dice che somiglia al nonno, suo marito. Dice che i miei occhi le ricordano Zoe, e dice anche: «Noi ci rispettiamo e ci vogliamo bene e quando c’è il rispetto è tutto e basta» e resta ferma a sorridermi finché non mi allontano.

Era amore quel germoglio che ha intravisto un giorno, amore per la vita che chiede realtà.

La storia di Francesca lo conferma. Proprio qui, dove sembra non possa mai capitare nulla, esiste quel barlume che è il motore ed insieme il fondamento della vita. Come lei tanti altri hanno fiducia in quello che si ripete da sempre: nel sole che illumina i giorni e nella luna che rischiara le notti.

Quanto a me, pensando alla sua storia, ogni tanto mi viene da sorridere a un uomo che si avvicina e sembra essere forte e rude o fine ed educato oppure a un dolce canterino demenziale

Ho fiducia, nel vivere ciò che non si può ripetere, in quella che tra tutte le possibilità possibili è la sola che si realizza.
Il biglietto per un viaggio esclusivo.

7 commenti:

  1. La vita e' un un viaggio esclusivo e tutto cio' che ci capita puo' diventare un... tesoro.
    Lo rileggero' con calma quando tornero' a casa perche' internet in hotel non permette riflessioni. Il racconto mi e' piaciuto.

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  2. esso uscì e bella figura fece...

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  3. devo ricordarmi di prenderlo quando rientro a Latina

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  4. ce l'ho io, nel caso di caos

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